“Quando abbandonerò il mio corpo capirò come iniziò il mio cammino. Ma sicuramente cominciò poco prima della mia nascita, 36 ore prima di nascere cominciai a morire.
Morire diventa un modo di vivere. Nasciamo per questo.
Ebbi un danno cerebrale causato da cianosi. Vi sembrerà incredibile, ma ero perfino bruttino! Feci il mio ingresso nel XX secolo urlando e mi trovai immerso nella rabbia. Non sono sicuro di conoscere tutto riguardo alla rabbia, ma ero avvolto in essa. Per tutta la mia infanzia osservavo il mondo e pensavo . Anche adesso, ma da bambino ancora di più, non capisco perchè le persone si feriscano l’un l’altra. Non lo capivo”.
- Tu riscontri questa rabbia molto spesso?
“Sempre. Ma non la infliggo più a nessuno. La trattengo per un paio di secondi e poi la lascio andare.
Concedo a me stesso questo lato dell’essere umano, essere fuori di testa per qualche secondo, perchè è l’unica cosa che alle volte mi reca sollievo.
Sono oppresso dal dolore di vivere.
[...] Una delle maggiori forme di sofferenza è cercare di negarla, negare quella parte della condizione umana che deve provare sofferenza”.
- Qual è la funzione della sofferenza?
“La funzione, se ho capito bene, è farmi sapere che la mia percezione è distorta. Sto giudicando degli eventi naturali in maniera da creare sofferenza all’interno di me stesso. Per esempio, succede qualcosa che può farti soffrire e se pensi che stai per provare dolore, soffrirai di meno. La resistenza e il grado di resistenza ai naturali fenomeni della vita genera tremenda sofferenza.
[...] Non credo che la vita ci faccia imbattere in un problema senza averci già dato la soluzione. E’ impossibile avere un problema senza avere anche la soluzione. Però le idee annebbiano tutto e la soluzione non riesce a sgorgare fuori dalla coscienza.
[...] Sapevo che un giorno sarei morto. Non sarebbe andata come le altre volte che ero sul punto di morire e poi sopravvivevo, sarei morto davvero. Subito prima di morire sarebbero accadute due cose: avrei rimpiato la mia intera vita e avrei rivissuto tutta la mia vita. Poi sarei morto. Questo mi terrorizzò.
Che idiozia! Vivi la tua vita 60, 80, 135 anni, alla fine la guardi e dici:”L’ho sprecata”. Ma ora è tardi. Dovevo fare qualcosa della mia vita.
Conoscevo l’alfabeto e ho pensato che avrei potuto scrivere. A volte le distorsioni, la follia, l’arroganza possono lavorare a tuo vantaggio.
[...] Lo capisco adesso che sono uno scrittore! Ecco perchè. Ma ero giunto a quella conclusione grazie al mio errato modo di ragionare. Ecco quello che devo fare. Non so tracciare una riga dritta. Sono senza talento. Probabilmente sono la persona con meno talento mai nata. Non ho alcuna abilità naturale.
[...] Ma avevo questa ossessione di fare qualcosa della mia vita. Non volevo sprecarla. Così ogni sera tornavo a casa e scrivevo. Usai risme e risme di carta.
[...] Credo di conoscere meglio l’oscurità che la luce. E’ più facile scrivere dell’oscurità che della luce. La conosco meglio. Che senso ha scrivere se non posso fare riferimento alla sofferenza della gente? Non potrei offrire una soluzione al loro dolore.
[...] Mi sento a mio agio con l’oscurità. Dal punto di vista intimo, perchè ho cominciato a morire fin dalla più tenera età. Dal punto di vista esterno, perchè quando hai questa consapevolezza interna, la proietti verso il mondo esterno.
[...] Ho trovato dentro di me una tale consapevolezza dell’oscurità, che anche nel mondo esterno vedo la stessa cosa.
Abbiamo bisogno della saggezza per salvare le nostre anime“.