Faccia a Faccia
Ho provato ad alzare lo sguardo e a guardare le pubblicità. Ho provato a guardare in basso cercando minuziosamente qualche pelucchio sopra i miei jeans. Ho provato a leggere, ad ascoltare la musica ad occhi chiusi. Niente da fare. La cosa che mi riesce meglio nei 45 minuti di viaggio sotterraneo nella metro milanese è guardare le facce della gente. Le prime volte le guardavo direttamete negli occhi, poi, rendendomi conto che stavo rischiando di essere sputata in un occhio, ho deciso di adottare un altro metodo. Adesso posso concentrarmi sulle espressioni grazie al riflesso sulla porta della metro.
n°1 – Gli Irremovibili: hanno i piedi ancorati a terra, senza appoggio di alcunchè, una capacità di restare immobili degna di statue di marmo, non amano mai muovere un muscolo. Aspettano la loro fermata imperterriti, con lo sguardo rivolto sempre e comunque alla porta di uscita. Non chiedono permesso, non leggono, non ascoltano musica, non danno centesimi ai poveri di turno, non offrono informazioni. Salgono, aspettano, scendono. Punto.
n°2 – Gli Iperattivi: chiedono permesso anche quando il permesso c’è in abbondanza, si muovono dal sedile alla sbarra, dalla sbarra al sedile, dalla porta al finestrino. Pestano piedi, tirano borse involontariamente, si aggrappano ai cappotti altrui quando c’è una frenata, si aggiustano i capelli, frugano dentro la borsa. Allungano il collo per leggere i giornali del passeggero di fronte, ascoltano le altre conversazioni, sbagliano spesso fermata e offrono informazioni sbagliate.
n°3 – Gli Stizzosi: sono spesso alti, ma soprattutto alte, hanno addosso trenta litri di profumo, borsa sull’avambraccio e guanti in mano. Spesso sono in piedi perchè dall’altura possono decidere chi di noi squadrare. Posano gli occhi ovunque, soprattutto sulle scarpe delle donne, risalendo fino alle borse. Si guardano spesso nel riflesso della porta, hanno un’espressione di disgusto stampata in faccia. Di certo non danno soldi e non aiutano le vecchiette.
n°4 – Gli Atletici: hanno muscoli snodabili, braccia allungabili, due occhi dietro la nuca. Non hanno tempo per leggere, ascoltare musica, interloquire. Il loro lavoro è recuperare un posto a sedere. Mani, piedi, borse, valige e perfino vecchiette: nessuno li può fermare. Il posto libero sarà loro. Ci riescono grazie a spinte, finte cadute, prenotazioni, casi di presunta malattia, presunta nascita imminente di un bambino, presunta crisi esistenziale. Una volta seduti, sono generosi con i poverelli, offrono gentilmente informazioni e sorridono a tutti.
n°5 – Gli I-poddiani: in piedi o seduti non fa differenza. Di solito sono giovanissimi, ma non mancano anche gli incravattati, che sfoggiano un playback meravigliosamente uguale all’originale anche se nelle orecchie hanno Mozart. Nonostante l’utilizzo delle cuffie, i più giovani amano sfruttare al massimo i decibel offerti e rendere partecipi tutti i passeggeri del vagone ad un concerto dei Black Sabbath. Non danno informazioni di alcun genere, dato che l’udito è impegnato a fare altro.
n°6 – I Nuovi Adepti: sono le matricole della metro, con cartina, sguardo perso e matita. Aspettano circa 3/4 fermate prima di rendersi conto di aver sbagliato direzione. Sono spesso sfortunati, poichè rivolgono i loro dubbi ai passeggeri che non amano dare informazioni o a coloro che si divertono a darle sbagliate. Non sanno dove guardare, non sanno dove appoggiarsi, non sanno nulla di nulla. Non sanno nemmeno cosa gli aspetta. Sta di fatto che offrono ugualmente informazioni.
n°7 – Io: non trova mai posto a sedere, se lo trova lo cede compassionevolmente ai vecchietti. Si mette in un angolo per non dare fastidio, sghignazza di chi cade, ha paura dei borseggiatori, si ripete nella mente la fermata alla quale scendere per non sbagliare. Si aggrappa sempre e comunque a qualcosa, non ama essere sfiorata da estranei. Il suo moglior posto è tra la porta di uscita e le sedute. Ama guardare riflesse nel vetro le persone dietro di sè, che, pensando di non essere osservate, molto spesso si scaccolano con fare furtivo. Alla richiesta di centesimi ammette di non averne facendo no con la testa, alla richiesta di informazioni difende la sua natività da terrona dicendo:”Mi dispiace molto, ma non sono di qua” e nella mente aggiunge: “…e ne vado fiera!”.