Lei, la collina

Saranno tipo 6/7 anni che non la vedo.
Ci ho vissuto per anni, ho trascorso un bel pezzo della mia esistenza e la mia crescita è avvenuta per la maggior parte lì, con lei.
Eppure non la vedo da mezza vita.
Mi ricordo di qualcuno che mi sussurrò nell’orecchio: “Se non ti piace, allora vattene e non tornare mai più“.
Quel qualcuno era cattivo, ma intimamente invidioso della mia voglia di cambiare.
Perché ero l’unica a pensare e dire cose coerenti.
Ero l’unica che non seguiva la massa, la minuscola massa che si muoveva con lei.
Odiavo tutto di lei perché mi stava stretta.
Non c’era nulla che mi appartenesse, solo sofferenza e isolamento.
Devo, però, ammettere che senza di lei non avrei mai aspirato al cambiamento.
E’ con lei che ho capito che volevo essere altro rispetto alla massa.
Volevo e dovevo scappare via e non tornare mai più.
E così è stato.
Ho conosciuto un’altra lei, più grande, più caotica e più matura.
Anche questa, però, mi ha dato sofferenza e isolamento.
Non c’era nulla che mi appartenesse nemmeno lì, con lei.
E allora con chi dovevo stare?
Quale lei era adatta a me?
Perché odiavo qualsiasi lei mi si presentasse?
Perché ovunque andavo c’era qualcuno che mi diceva di scappare?

Ho capito solo ora, nell’ultimo anno.
Ho realizzato che non odiavo lei o l’altra, ma che semplicemente non potevo appartenere a nessuna.
Dovunque andavo, volevo cambiare.
E questo non perché sono diversa dalla massa, grande o piccola che sia, ma perché ho vissuto diversamente dalla massa.
Ho capito solo ora, quindi, che posso essere orgogliosa di me stessa, perché, anche se non la vedo da mezza vita, lei rimarrà sempre una parte importante del mio cambiamento.

Io ho conosciuto sfumature di vita che fanno di voi degli ignoranti” -autocit.-

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La bellezza

“Sei bellissima, perfetta”.
Vorrei non esistesse la parola ‘perfezione’, come non ne esiste il significato.
Se pensi ‘perfetto’ pensi in soggettiva, così come se pensi ‘bello’, lo pensi come piace a te.
Chi non ha rughe, non ha mai riso e non ha mai pianto. In pratica non ha mai vissuto. Eppure chi non ha rughe si definisce ‘bello’.
In realtà è solo falso.

Io vorrei avere un viso segnato da solchi profondi quanto profonda è stata la mia sofferenza in questi anni.
Io vorrei avere braccia enormi quanto enorme è l’abbraccio che vorrei dare a chi so io.
Io vorrei avere gambe storte come storto è il mio cammino percorso fino qua con fatica e sudore.
Io vorrei avere una pancia morbida come morbido è stato il grembo di chi mi ha accolto e mi ha permesso di rinascere.
Io vorrei avere occhi pieni di lacrime come quelle versate per chi non se lo meritava e per chi mi ha commosso e non lo sa.

Io non voglio essere bellissima.
Io voglio raccontare me stessa.
E se per farlo dovrò abbandonare la perfezione, allora io voglio essere imperfetta.
“Sei bellissima, perfetta… Così come sei”.

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In mezzo al Nulla, c’è il Tutto

Una Villa in mezzo al Nulla, può mai salvarti dal Tutto?
Certo, io rispondo. E ne sono certa.
Ovviamente, si sa, Lei ti salva solo se lo vuoi.
Entri lì per sciogliere le catene della Dipendenza e ti ritrovi, alla fine, a dipendere da Lei.

Le mie prime Parole una volta varcato il cancello sono state… lacrime.
Le gocce sul mio viso parlavano, urlavano chiaro: “Portatemi via!”.
Poi, come sempre, sono state asciugate.
Come?
Con le Parole.
Entri nella Villa in mezzo al Nulla quasi senza Parole, ci vivi utilizzando le Parole e poi entri nel Tutto con lo stesso numero di Parole, ma che prendono un significato astratto, dolce, vitale.
Chissà quanti di voi spendono Parole a caso, senza dar loro il giusto Peso.
Sbrodolate sinonimi e contrari solo per il gusto di rompere i… timpani della gente.
Nella Villa in mezzo al Nulla, invece, le Parole non sono mai state spese. Sono state guadagnate.

Le mie ultime Parole una volta varcato il cancello sono state…lacrime.
Le gocce sul mio viso parlavano, urlavano chiaro: “Non portatemi via!”
Questa volta, però, sono state asciugate dalle Mie Parole, create con sudore nella Villa in mezzo al Nulla, dove ho trovato il Tutto.

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Staind – Four walls

In un angolo, con le gambe strette al petto, ti chiedi perché i tuoi pensieri diventano corpo.
Con le mani a coprire quegli occhi bagnati, supplichi i tuoi pensieri di smetterla.

Quando quelle quattro mura che tu hai costruito, con mattoni di cera, sembrano non sciogliersi mai, l’unica soluzione è aprire quella minuscola finestra da cui, insolente, sbuca uno spiraglio di luce.

Listen to Staind – Four walls

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Remember everything

Attraverso il prisma delle lacrime, adesso, vedo tutto più nitido.
Bisogna bagnarsi gli occhi per poter scrutare l’orizzonte, quella linea sottile che divide in due l’iride dei tuoi ricordi.

Ricordi?
Ricordi quando non riuscivi a ricordare nulla?
Ricordi quando, scrivendo, riaffioravano quei ricordi che non ricordavi?

Ricorda.
Fallo per te stesso, fallo per ciò che sei ora.

Ricordi?
Non dimenticare ciò che sarai.

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Specchio specchio delle mie brame: chi è la più bella del reame?

Una favola qualunque, raccontata a una bambina accoccolata sulle gambe della madre.
Una favola per addormentarsi, tra le braccia di chi dovrebbe cullarla.
Una favola, un sogno da raggiungere, quella Biancaneve che tutti odiano, che tutti amano.

“Specchio specchio delle mie brame
chi è la più bella del reame?”
Chi è, mamma?
Chi è, papà?

La più bella sei tu, la più bella del nostro reame.

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Non è come sembra

Gli alberi non cantano, si muovono e basta.
Quello che vedi è solo una proiezione, il futuro.
È la cima più alta che tu possa aspirare a raggiungere.
Ciò che è necessario è sapere con certezza che quegli alberi rimarranno sempre lì, con la consapevolezza che tra non molto li sentirai cantare con il vento che fa da direttore d’orchestra.

Tra non molto, davvero.
Tra poco, basta solo aprire le mani e cogliere il frutto della vita.

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Amplificatore

Datemi un megafono: con la mia bocca riesco solo a far spegnere un fiammifero.
Datemi un megafono: con la mia forza riesco solo a gettare un sasso nell’acqua bassa.
Datemi un megafono: con le mie mani riesco solo a cogliere un fiore già appassito.
Datemi un megafono: con le mie parole riesco solo a radunare il minimo delle anime.

Datemi un megafono: datemi, ora, una voce.

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Stop thinking – start acting

Uno, nessuno, centomila.

Pretend to love your life. Maybe it’ll come true.
Conquire your place in your life. Have you got a life to conquire?
Move your King on the table. You should do the right move.

Complete your poem without periods.
You need space, you’ll have space.

Just don’t speak too much don’t sleep too much don’t run too much don’t cry too much.
Just don’t be yourself too much.

You will be you and you. Nothing else metter.
Thanking-smiling-eating-loving.
Don’t glace your body.
Move it. Shake it. Be active. Reactive.

Life pretending: is there anything sadder? Sad but true.
Push your smile to the biggest you’ve ever done.

Don’t think too much. It’s insane.
That body linked to your head is not yours now. It’s theirs.
Gift it them, by now.

Don’t worry be quiet be silent.

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Infuso di Oleandro


Delicato, bianco, pallido
con sfumature rosee.
Gracile, fresco, estivo.
E’ magnetico,
cattura lo sguardo nella tavolozza nero-cemento.
Cresce solo, lontano dai suoi simili.
Con radici sottili e corte
non si spinge mai oltre il proprio limite.
In tanti ne parlano
nessuno gli parla.
Col vento si anima
Col sole svanisce.
E’ sensuale,
è affascinante.

E’ perfetto.
E’ il veleno della bellezza.

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