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	<title>Non chiedetemi perchè. &#187; In Passato</title>
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		<title>Una valigia in più</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 18:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Superilis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Che io lo voglia o no, sto per fare una valigia. Avrei voluto che fosse una di quelle di cartone, quelle che si usavano un tempo. Tipo quella di quei tizi che se ne andavano in giro per le strade con ai piedi scarponi e lacci fatti di spago, calzini bianchi, pantaloni al polpaccio marroni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che io lo voglia o no, sto per fare una <strong>valigia</strong>.<br />
Avrei voluto che fosse una di quelle di cartone, quelle che si usavano un tempo. Tipo quella di quei tizi che se ne andavano in giro per le strade con ai piedi scarponi e lacci fatti di spago, calzini bianchi, pantaloni al polpaccio marroni, camicia bianca, bretelle nere e un cappello di paglia. In mano avevano solo la valigia di cartone, segnata dal tempo e dai numerosi viaggi.</p>
<p>Fare la valigia è una così grande noia. E mette ansia.<br />
Sì, perché quando credi di aver messo tutto, ma proprio tutto il necessario, devi riaprirla e riorganizzarla di nuovo, per colpa di quel calzino spaiato, trovato sotto una mutanda che usi solo in caso di emergenza.<br />
Ho provato a scrivermi su un pezzo di carta cosa inserire, ma anche per scrivere c&#8217;è bisogno di ricordare.<br />
E dove ho messo quel mini-attrezzo inutile in casa, ma utile per i viaggi?<br />
E dove ho messo quel deodorante mini, campione omaggio di tremila anni fa, inodore?<br />
E dove ho messo lo spazzolino mini, per lavarsi i denti a uno a uno?<br />
E dove ho messo la mini-testa per perdere queste cose?<br />
Chissà perché poi ci si ostina a comprare cose mini per viaggi enormi. </p>
<p>Poi però devi considerare il peso di quella valigia.<br />
Perché non è che puoi portarti in giro una casa, no?<br />
Devi fare una scelta. Devi decidere: non puoi comprare un camper per non fare una valigia!<br />
E poi succede che tutto quello che vorresti in valigia è nella biancheria sporca. Bene, dovrai portarti quelle mutande d&#8217;emergenza. In fondo, anche questa è un&#8217;emergenza.</p>
<p>Ma alla fine, perché fare una valigia?<br />
Non si può partire leggeri, liberi da oggetti e ingombri inutili?<br />
Non si può intraprendere un viaggio senza il peso dei <strong>ricordi</strong>?<br />
Non è possibile avventurarsi solo con la consapevolezza che all&#8217;arrivo cambierà sempre tutto?<br />
C&#8217;è davvero bisogno di andare in giro caricandosi addosso il <strong>passato</strong>?</p>
<p>Che io lo voglia o no, però, sto per fare una valigia.<br />
<strong>E&#8217; la valigia del 2011</strong>.<br />
<em>Spero almeno che abbia le rotelle.</em></p>
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		<title>C&#8217;era una volta.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 15:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Superilis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Potrebbe concludersi qui. Nessun protagonista, nessuna principessa rinchiusa in una torre, nessun amore da sognare, nessun &#8230;e vissero per sempre felici e contenti. C&#8217;era una volta. Non si sa cosa sia. Si sa solo che una volta c&#8217;era. Era forse una sensazione. Era forse il cosiddetto sesto senso, padrone dell&#8217;istinto. C&#8217;era una volta. Me l&#8217;hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe concludersi qui.<br />
Nessun protagonista, nessuna principessa rinchiusa in una torre, nessun amore da sognare, nessun <em>&#8230;e vissero per sempre felici e contenti.</em></p>
<p><strong>C&#8217;era una volta.</strong><br />
Non si sa cosa sia. Si sa solo che una volta c&#8217;era.<br />
Era forse una sensazione. Era forse il cosiddetto sesto senso, padrone dell&#8217;istinto.</p>
<p><strong>C&#8217;era una volta.</strong><br />
Me l&#8217;hanno raccontata così.<br />
Senza prologo. Senza svolgimento.<br />
C&#8217;è solo un incipit di una fine.</p>
<p><strong>C&#8217;era una volta.</strong><br />
Il tutto è lasciato all&#8217;immaginazione.<br />
Il problema è che il tempo è coniugato al passato.</p>
<p><strong>C&#8217;era una volta.</strong><br />
Non ora. Una volta esisteva, ma non adesso.<br />
Ora non si sa cosa c&#8217;è.</p>
<p><strong>C&#8217;era una volta.</strong><br />
Io non so se c&#8217;era per davvero.</p>
<p><strong>C&#8217;era una volta.</strong><br />
C&#8217;è <strong>questa</strong> volta.<br />
Ci sarà per <strong>sempre</strong>.</p>
<p><em>E&#8217; questa la storia.</em></p>
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		<title>Un anno</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 22:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Superilis</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un anno dalla sua scomparsa. Dalla sua decisione presa in una totale cosciente impulsività. Quella notte me l&#8217;ha confessato. I suoi occhi erano decisi a essere pervasi dalla rabbia. Qualsiasi cosa fosse successa, doveva lasciarla libera di uscire. La vedevo muoversi nel buio. Cercare con le mani quel qualcosa da mettere in bocca. E vedevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno dalla sua scomparsa.</p>
<p>Dalla sua decisione presa in una totale cosciente impulsività.<br />
Quella notte me l&#8217;ha confessato.<br />
I suoi occhi erano decisi a essere pervasi dalla rabbia. Qualsiasi cosa fosse successa, doveva lasciarla libera di uscire.<br />
La vedevo muoversi nel buio. Cercare con le mani quel qualcosa da mettere in bocca.<br />
E vedevo i suoi occhi. Li vedevo attraverso quella luce che pulsava di rabbia.<br />
Non sentivo il suo respiro, però.<br />
Era senza fiato.<br />
Era senza vita ancor prima di scomparire.<br />
Eppure i suoi occhi erano così spalancati, così lucenti, così pieni di ardore.<br />
E così pieni di dolore.</p>
<p><strong>E allora, solo allora, ho capito.</strong><br />
Vedendola dormire pur non avendo sonno, ho capito.<br />
Tenendo strette le sue mani che tremavano da ferme, ho capito.<br />
Appoggiando la mia testa sulla sua spalla, ho capito.<br />
Assistendo al suo pasto di morte, ho capito.</p>
<p>Ho capito che solo il dolore ti permette di vivere.</p>
<p>Un anno dalla sua <strong>scomparsa</strong>.<br />
Un anno dalla sua <strong>nascita</strong>.</p>
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		<title>Irsina: Fuori Dal Tempo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 19:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Superilis</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[irsina]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani incrociate dietro la schiena con le chiavi che tintinnano ad ogni passo, ciondolando giù dal dito indice di una mano. Giacca blu un pò scolorita e pantaloni di lana grigi fanno da scudo al vento abituale gelido di questa collina e il cappello, a coprire i pochi peli bianchi rimasti, cerca di aggrapparsi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-113" style="margin: 6px;" title="irsina" src="http://www.superilis.com/wp-content/uploads/2010/01/3656143359_506677c048.jpg" alt="irsina" width="435" height="326" />Mani incrociate dietro la schiena con le chiavi che tintinnano ad ogni passo, ciondolando giù dal dito indice di una mano. Giacca blu un pò scolorita e pantaloni di lana grigi fanno da scudo al vento abituale gelido di questa collina e il cappello, a coprire i pochi peli bianchi rimasti, cerca di aggrapparsi come meglio può.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;aria misto fumo più fieno attorno al mare di vecchietti che ondeggia lento di qua e di là sulle mattonelle sconnesse del marciapiede del solito &#8220;corso&#8221;. Abitualmente si possono scorgere dei piccoli cani randagi che annusano con attenzione i tronchi di ogni albero posti ai bordi della carreggiata per scovare il punto giusto dove segnare il proprio territorio con il solito simbolo dell&#8217;urina.<br />
Se ci si pone in un punto ben preciso al centro della strada, sopra la leggera salita, guardando giù, il campanile della Chiesa Immacolata colora di un beige caldo anche il cielo sovrastante. E&#8217; come se quella strada portasse alla mente i suoni e le immagini di migliaia di piedi in movimento.</p>
<p>Ed ecco che il pensiero stende l&#8217;orecchio al suolo: il grano, i pomodori rossi, il rimbombo del trattore si fanno spazio nel cervello.<br />
Ed ecco che le palpebre danno luce alla vista di operose donne sedute su sedie in paglia che, in calzamaglia e scialle, compongono all&#8217;uncinetto vere e proprie opere d&#8217;arte su lana.</p>
<p>Chiudendo gli occhi, tutto ciò che richiama Irsina è il profumo di pane caldo appena sfornato che ti sfiora il viso e accompagna i tuoi pensieri fino alla distesa verde dei campi circostanti.<br />
Volando sospesi su di una nuvola, giornaliera compagna del paesino, ripercorrere le viuzze che si intrecciano nella roccia è quasi mistico.<br />
Riconosci il tetto della cattedrale di un marrone cupo e riesci ad attraversarlo entrandoci dentro, così che il tuo spirito possa ripercorrere la navata centrale.<br />
Ed ecco spuntare una simpatica nonnina, mani giunte, capo chino, con al collo una croce d&#8217;oro.</p>
<p>L&#8217;eco del respiro batte sui muri e piano, con dolcezza, accarezzi il sapore di una civiltà ancora antica.<br />
Tanto verde, poco asfalto, tanta tradizione, poca tecnologia.<br />
Congelata nel tempo che fu, la collina appare isolata da verdi-gialli tronchi d&#8217;albero. In realtà è solo 600 metri circa al di sopra del livello del mare, ma la tua mente non può far altro che portarla a vette più alte.</p>
<p>Lasciandotela alle spalle, la puoi sentire allungarsi nel verde.<br />
E subito ti accorgi che l&#8217;unica cosa che ti mancherà sarà il lento ondeggiare del mare di vecchietti che insegue quasi inconsciamente il fluttuante gelido vento irsinese.</p>
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		<title>In memoria della mia (ex) casa estiva</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 18:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Superilis</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cancello in ferro battuto, basso, con le iniziali del nonno materno colorate di bianco e decorate, lascia intravedere una stradina ciottolata delimitata da cespugli incolti, dalle forme irregolari e foglie secche. Sopra questi sale forte e vigorosa una palma e i suoi rami si appoggiano accarezzando, aiutati dal vento, il tetto di una vecchia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-107" style="margin: 6px;" title="est" src="http://www.superilis.com/wp-content/uploads/2010/01/08072006001.jpg" alt="est" width="335" height="251" />Il cancello in ferro battuto, basso, con le iniziali del nonno materno colorate di bianco e decorate, lascia intravedere una stradina ciottolata delimitata da cespugli incolti, dalle forme irregolari e foglie secche.</p>
<p>Sopra questi sale forte e vigorosa una palma e i suoi rami si appoggiano accarezzando, aiutati dal vento, il tetto di una vecchia casa estiva, con intonaco a vista, decadente.</p>
<p>Sul cornicione una lucertola verde spicca nel bianco dell&#8217;intonaco, dirigendosi verso la porta chiusa. Il vetro di quest&#8217;ultima è rotto e il vento produce un leggero fischio battendo su di essa.</p>
<p>Alle spalle del cancello, si sente sempre più vicino l&#8217;arrivo di una macchina e poi di un&#8217;altra e di un&#8217;altra ancora. L&#8217;asfalto è bollente anche per il sole battente.</p>
<p>L&#8217;aria si rinfresca con lo sguardo che coglie il mare. E&#8217; leggermente mosso. Se ne può sentire l&#8217;odore di sale.</p>
<p>Camminando a piedi scalzi sugli scogli, sopportando il leggero dolore che questi comportano, arrivi all&#8217;acqua, metti i piedi in essa. E&#8217; fredda, senti un leggero brivido accompagnato dal vento. Alzi, qui, gli occhi al cielo e, in un batter d&#8217;occhio, il rossore del sole sull&#8217;acqua è sostituito dalla lucentezza di una luna ben tonda che illumina il mare con la stessa forza del sole.</p>
<p>Con i piedi bagnati arrivi, di nuovo, al cancello di ferro battuto e intravedi una fonte di riposo: una sedia in legno con sopra un cuscino ricamato dalla nonna materna. Lo stringi forte e senti il suo profumo.</p>
<p>Ti siedi e, ad occhi chiusi, osservi i particolari che ti circondano.</p>
<p>All&#8217;improvviso è buio.</p>
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		<title>Per Chi Ama Quanto Lui: Jacopo Ortis di Ugo Foscolo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 19:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Superilis</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8230;Delle lettere appassionate di un giovane in fuga a suo tempo ottimista nel &#8220;grande liberatore&#8221; e ottimista nel grande amore. E sì, perché chi segue il proprio cuore lo fa inconsciamente, riponendo fiducia in chi semina libertà, in chi semina protezione e soprattutto lealtà. Un tradimento nazionale, patriottico: la sua città invasa da gente mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;Delle lettere appassionate di un giovane in fuga a suo tempo ottimista nel &#8220;grande liberatore&#8221; e ottimista nel grande amore.</p>
<p>E sì, perché chi segue il proprio cuore lo fa inconsciamente, riponendo fiducia in chi semina libertà, in chi semina protezione e soprattutto lealtà.<br />
Un tradimento nazionale, patriottico: la sua città invasa da gente mai vista, mai conosciuta, resasi antipatica per l&#8217;arrivismo e l&#8217;imposizione di potere.<br />
Il suo grande capo, Napoleone, l&#8217;aveva tradito, aveva tradito il suo lavoro, la sua mente, le sue idee. Ormai non era più il simbolo supremo di libertà e uguaglianza, ormai era stato corrotto, ormai si era scoperto che era come tutti gli altri&#8230;Vendere Venezia! La sua Venezia!</p>
<p>Non rimaneva che andarsene, partire, fuggire, alla scoperta di nuove cose, sgombrare la mente. Non poteva vivere in un posto così corrotto.<br />
Il suo corrispondente Lorenzo cercava invano di dissuaderlo, di minimizzare l&#8217;accaduto perché, in fondo, bisogna tollerare&#8230;<br />
No! Il suo cuore da patriota non glielo permetteva.</p>
<p>E allora visita città, conosce gente, fa amicizia, scambia opinioni, ma tra le righe delle sue lettere si scorge ancora l&#8217;amarezza di una patria per cui aveva speso tutta la sua giovane vita.<br />
Sembra che niente possa fargli pensare ad altro finché un giorno il suo cuore apre le porte ad un&#8217;altra passione, una passione che coinvolge tutti i sensi, anzi li sconvolge.</p>
<p>Tra i tanti amici conosciuti c&#8217;è il signor T***, un ricco benestante, e le sue due figlie.<br />
Lo invita a cena o al rinfresco. Un pomeriggio chi lo accoglie è la figlia maggiore: grande sorriso, capelli biondi, viso angelico, movenze eleganti.<br />
Insomma: una favola, racconta al suo amico corrispondente.<br />
Una fitta al cuore, un pugno allo stomaco, come lo si vuol chiamare lo si chiami, sta di fatto che ora ciò che aveva in mente era solo lei.<br />
Lei che dipinge, lei che suona l&#8217;arpa, lei che canta.<br />
Lei.<br />
Adesso abitualmente frequentava la casa del signor T*** per lei.<br />
Dopo giorni e giorni, la ragazza cominciava ad accorgersi di tante attenzioni e di tanti complimenti. Vedeva il giovane con occhi luccicanti da sognatore.<br />
Ma come tutti i sogni, al momento del risveglio, anche quello svanì.<br />
La bella Teresa era costretta in sposa al freddo, gelido Odoardo: uomo per bene, acculturato, sempre in tiro, sguardo fisso, senza paura, senza sconvolgimenti. Praticamente l&#8217;opposto del giovane patriota, sempre immerso in appassionati sentimenti, imprevedibile, ma vero e puro.</p>
<p>Jacopo è così com&#8217;è: semplicemente innamorato di Teresa e &#8220;semplicemente&#8221; deluso, affranto nel sapere il destino dell&#8217;amata. Ma nel suo cuore vi era la speranza alimentata dal fatto che la bella aveva trovato in lui un amico, e poi un amico speciale e alla fine l&#8217;amore, esploso con un bacio, pieno di illusione, ma simbolo d&#8217;amore vero.</p>
<p>Anche il cuore di Teresa era appassionato come quello di Jacopo. Ma lei piangeva e piangeva. Si disperava, non accettava la sorte assegnatale. E Jacopo soffriva e soffriva. I sensi di colpa non gli permettevano più di godere dell&#8217;amore. Non poteva sopportare di essere la causa dell&#8217;angoscia lacerante dell&#8217;amata.</p>
<p>E allora fugge, come sempre.<br />
E&#8217; fuggito allora e fugge adesso. La fuga lo allontana: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.<br />
La patria, l&#8217;amore&#8230; Cosa aveva fatto per meritarsi tutto questo? Cosa?</p>
<p>Si trascinava, ormai. Portava avanti di qua e di là, da una città a un&#8217;altra, il suo corpo come sacco vuoto.<br />
Una vita breve, ma intensa, piena di sacrifici, delusione, sconfitte.<br />
Ciò che gli rimanevano erano le lettere e il suo amico Lorenzo, che gli faceva da confidente e ascoltava con interesse i suoi racconti di viaggi.<br />
Ma non sempre è stato così facile per Lorenzo.<br />
Doveva prendere una decisione: dirglielo o non dirglielo. In quanto migliore amico aveva l&#8217;obbligo di riferirglielo, nonostante le tragiche conseguenze: Teresa era diventata la moglie dell&#8217;&#8221;incorruttibile&#8221; Odoardo.</p>
<p>&#8230;No! Grandi speranze infrante! Precario guadagnato equilibrio distrutto!<br />
No! Non può essere&#8230; Era stato tradito due volte.<br />
Cuore di nazione e cuore d&#8217;amore. Due fondamentali passioni che accenderebbero l&#8217;animo anche al più malefico, tutt&#8217;e due bruciate.</p>
<p>E torna a Venezia.<br />
Ritrova la madre, l&#8217;amico Lorenzo.<br />
Li saluta, li bacia, li abbraccia e in fretta fugge dalla vita.<br />
Muore fuggendo.<br />
La soluzione ai problemi la trovava sempre nella fuga, e adesso è fuggito per sempre.</p>
<p>Quale grande ricordo resterà&#8230;<br />
Ricordo di un uomo incline al sentimento, un uomo col cuore aperto alle occasioni della vita, che non sono sempre idilliache. Cuore infranto, deluso.<br />
Cuore amareggiato, come quello dell&#8217;autore che l&#8217;ha creato.</p>
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