Lo stupro dell’aspirazione

Non è che pretendo. Io aspiro.
Ho alte e altre aspirazioni. Non è con la pretesa che desidero raggiungere uno scopo. Pretendere comporta non dare nulla in cambio. E io non voglio mica essere egoista.

Però.

Però quanto vorrei non dover chiedere. Fare domande, pensare all’intonazione giusta, spiegare il mio intento, aspettare risposta, ricevere qualcosa che non avevo chiesto e ricominciare tutto d’accapo.
Non è che sono pigra. Ah no, forse sì. Però non è che voglio vedere la terra dalla luna. Vorrei solo essere spinta, guidata e… tirata per capelli, ogni tanto.
Certo, non perdo mai la mia ostinata faccia col broncio e sì, mi faccio pregare, ma… è proprio questo il bello.
Cosa c’è di più affascinante di una corda tesa che mai si spezzerà? Un tira e molla non complicato, di quello concordato, dove entrambi i partecipanti hanno la stessa forza per tenere sempre alta la fiamma, soffiando e soffiando e… soffiando.
Non è che pretendo. Io aspiro.
Aspirazione. Parola che ho stuprato già abbastanza.

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