Una valigia in più
Che io lo voglia o no, sto per fare una valigia.
Avrei voluto che fosse una di quelle di cartone, quelle che si usavano un tempo. Tipo quella di quei tizi che se ne andavano in giro per le strade con ai piedi scarponi e lacci fatti di spago, calzini bianchi, pantaloni al polpaccio marroni, camicia bianca, bretelle nere e un cappello di paglia. In mano avevano solo la valigia di cartone, segnata dal tempo e dai numerosi viaggi.
Fare la valigia è una così grande noia. E mette ansia.
Sì, perché quando credi di aver messo tutto, ma proprio tutto il necessario, devi riaprirla e riorganizzarla di nuovo, per colpa di quel calzino spaiato, trovato sotto una mutanda che usi solo in caso di emergenza.
Ho provato a scrivermi su un pezzo di carta cosa inserire, ma anche per scrivere c’è bisogno di ricordare.
E dove ho messo quel mini-attrezzo inutile in casa, ma utile per i viaggi?
E dove ho messo quel deodorante mini, campione omaggio di tremila anni fa, inodore?
E dove ho messo lo spazzolino mini, per lavarsi i denti a uno a uno?
E dove ho messo la mini-testa per perdere queste cose?
Chissà perché poi ci si ostina a comprare cose mini per viaggi enormi.
Poi però devi considerare il peso di quella valigia.
Perché non è che puoi portarti in giro una casa, no?
Devi fare una scelta. Devi decidere: non puoi comprare un camper per non fare una valigia!
E poi succede che tutto quello che vorresti in valigia è nella biancheria sporca. Bene, dovrai portarti quelle mutande d’emergenza. In fondo, anche questa è un’emergenza.
Ma alla fine, perché fare una valigia?
Non si può partire leggeri, liberi da oggetti e ingombri inutili?
Non si può intraprendere un viaggio senza il peso dei ricordi?
Non è possibile avventurarsi solo con la consapevolezza che all’arrivo cambierà sempre tutto?
C’è davvero bisogno di andare in giro caricandosi addosso il passato?
Che io lo voglia o no, però, sto per fare una valigia.
E’ la valigia del 2011.
Spero almeno che abbia le rotelle.

