Il Re è (semi)nudo!
Mi hanno raccontato una fiaba.
Una di quelle con una morale. Scritta da chi voleva insegnare qualcosa a qualcuno.
Sarebbe una di quelle storie da leggere alle elementari, come compito a casa.
Da farne il riassunto e cercarne il significato. Magari facendosi aiutare dagli adulti.
Proprio quelli adulti che, leggendola, si dovrebbero rendere -tristemente- conto che il compito è stato assegnato soprattutto a loro.
Insomma mi hanno raccontato una fiaba che si intitola così
“I vestiti nuovi dell’Imperatore” di Hans Christian Andersen.
Me l’hanno riassunta in poche, semplici, ma essenziali parole.
Eccola:
C’era una volta un Imperatore. Era un uomo presuntuoso e pieno di sé, il cui unico desiderio era avere a portata di mano sempre nuovi, eleganti e sfarzosi vestiti da sfoggiare nelle lunghe passeggiate al regno.
Molti sudditi arrivavano in città per ammirarlo e congratularsi con lui.
Un giorno due stranieri riuscirono a farsi accogliere con la scusa di essere dei grandi tessitori e di aver portato al Re un dono eccezionale: un vestito talmente bello da possedere un potere per il quale solo le persone più intelligenti avrebbero potuto vederlo.
“Con questi potrei scoprire chi nel mio Regno è stupido e chi no! Si, sono proprio dei bei vestiti. Vi pagherò tanto, affinché me li cuciate addosso immediatamente!” esclamò il Re.
I due furbi tessitori, dunque, con un bel gruzzolo in tasca, cominciarono a tessere la tela vuota.
“Com’è possibile che non veda nulla? Son forse stupido per davvero?” pensò l’Imperatore.
Dal momento, però, che tutti nel Regno non facevano altro che meravigliarsi dei bei colori e della splendida stoffa, egli non poté dire la verità.
Così, a lavoro finito, il Re indossò il bellissimo e sfarzoso – e invisibile – vestito per sfoggiarlo al corteo.
“Le sta a pennello! E’ un vestito preziosissimo!”, gli dicevano in coro. Ed egli, inorgoglito, passeggiava a testa alta, mentre due suoi sudditi gli tenevano lo strascico vuoto.
Nessuno aveva il coraggio di dichiararsi stupido di fronte a tutta la città.
Tutti quindi si adeguarono alla bugia dell’altro.
Tutti tranne uno.
“Ma il Re è nudo!” esclamò un bambino.
La cosiddetta voce dell’innocenza.
Questo è quindi il vostro compito.
Trovate una morale e se non ci riuscite, chiedete aiuto ai bambini.
Dovrebbero essere loro a insegnarvi il coraggio della non-omologazione.
Per fortuna, ho ancora una parte bambina che mi rende burattinaia di me stessa.
Per sfortuna, ogni tanto quei fili sono invisibili.
Per me, purtroppo, il Re è ancora semi-nudo.

