Irsina: Fuori Dal Tempo

irsinaMani incrociate dietro la schiena con le chiavi che tintinnano ad ogni passo, ciondolando giù dal dito indice di una mano. Giacca blu un pò scolorita e pantaloni di lana grigi fanno da scudo al vento abituale gelido di questa collina e il cappello, a coprire i pochi peli bianchi rimasti, cerca di aggrapparsi come meglio può.

C’è un’aria misto fumo più fieno attorno al mare di vecchietti che ondeggia lento di qua e di là sulle mattonelle sconnesse del marciapiede del solito “corso”. Abitualmente si possono scorgere dei piccoli cani randagi che annusano con attenzione i tronchi di ogni albero posti ai bordi della carreggiata per scovare il punto giusto dove segnare il proprio territorio con il solito simbolo dell’urina.
Se ci si pone in un punto ben preciso al centro della strada, sopra la leggera salita, guardando giù, il campanile della Chiesa Immacolata colora di un beige caldo anche il cielo sovrastante. E’ come se quella strada portasse alla mente i suoni e le immagini di migliaia di piedi in movimento.

Ed ecco che il pensiero stende l’orecchio al suolo: il grano, i pomodori rossi, il rimbombo del trattore si fanno spazio nel cervello.
Ed ecco che le palpebre danno luce alla vista di operose donne sedute su sedie in paglia che, in calzamaglia e scialle, compongono all’uncinetto vere e proprie opere d’arte su lana.

Chiudendo gli occhi, tutto ciò che richiama Irsina è il profumo di pane caldo appena sfornato che ti sfiora il viso e accompagna i tuoi pensieri fino alla distesa verde dei campi circostanti.
Volando sospesi su di una nuvola, giornaliera compagna del paesino, ripercorrere le viuzze che si intrecciano nella roccia è quasi mistico.
Riconosci il tetto della cattedrale di un marrone cupo e riesci ad attraversarlo entrandoci dentro, così che il tuo spirito possa ripercorrere la navata centrale.
Ed ecco spuntare una simpatica nonnina, mani giunte, capo chino, con al collo una croce d’oro.

L’eco del respiro batte sui muri e piano, con dolcezza, accarezzi il sapore di una civiltà ancora antica.
Tanto verde, poco asfalto, tanta tradizione, poca tecnologia.
Congelata nel tempo che fu, la collina appare isolata da verdi-gialli tronchi d’albero. In realtà è solo 600 metri circa al di sopra del livello del mare, ma la tua mente non può far altro che portarla a vette più alte.

Lasciandotela alle spalle, la puoi sentire allungarsi nel verde.
E subito ti accorgi che l’unica cosa che ti mancherà sarà il lento ondeggiare del mare di vecchietti che insegue quasi inconsciamente il fluttuante gelido vento irsinese.

RSS 2.0 | Trackback | Comment

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>