In memoria della mia (ex) casa estiva
Il cancello in ferro battuto, basso, con le iniziali del nonno materno colorate di bianco e decorate, lascia intravedere una stradina ciottolata delimitata da cespugli incolti, dalle forme irregolari e foglie secche.
Sopra questi sale forte e vigorosa una palma e i suoi rami si appoggiano accarezzando, aiutati dal vento, il tetto di una vecchia casa estiva, con intonaco a vista, decadente.
Sul cornicione una lucertola verde spicca nel bianco dell’intonaco, dirigendosi verso la porta chiusa. Il vetro di quest’ultima è rotto e il vento produce un leggero fischio battendo su di essa.
Alle spalle del cancello, si sente sempre più vicino l’arrivo di una macchina e poi di un’altra e di un’altra ancora. L’asfalto è bollente anche per il sole battente.
L’aria si rinfresca con lo sguardo che coglie il mare. E’ leggermente mosso. Se ne può sentire l’odore di sale.
Camminando a piedi scalzi sugli scogli, sopportando il leggero dolore che questi comportano, arrivi all’acqua, metti i piedi in essa. E’ fredda, senti un leggero brivido accompagnato dal vento. Alzi, qui, gli occhi al cielo e, in un batter d’occhio, il rossore del sole sull’acqua è sostituito dalla lucentezza di una luna ben tonda che illumina il mare con la stessa forza del sole.
Con i piedi bagnati arrivi, di nuovo, al cancello di ferro battuto e intravedi una fonte di riposo: una sedia in legno con sopra un cuscino ricamato dalla nonna materna. Lo stringi forte e senti il suo profumo.
Ti siedi e, ad occhi chiusi, osservi i particolari che ti circondano.
All’improvviso è buio.