Per Chi Ama Quanto Lui: Jacopo Ortis di Ugo Foscolo
…Delle lettere appassionate di un giovane in fuga a suo tempo ottimista nel “grande liberatore” e ottimista nel grande amore.
E sì, perché chi segue il proprio cuore lo fa inconsciamente, riponendo fiducia in chi semina libertà, in chi semina protezione e soprattutto lealtà.
Un tradimento nazionale, patriottico: la sua città invasa da gente mai vista, mai conosciuta, resasi antipatica per l’arrivismo e l’imposizione di potere.
Il suo grande capo, Napoleone, l’aveva tradito, aveva tradito il suo lavoro, la sua mente, le sue idee. Ormai non era più il simbolo supremo di libertà e uguaglianza, ormai era stato corrotto, ormai si era scoperto che era come tutti gli altri…Vendere Venezia! La sua Venezia!
Non rimaneva che andarsene, partire, fuggire, alla scoperta di nuove cose, sgombrare la mente. Non poteva vivere in un posto così corrotto.
Il suo corrispondente Lorenzo cercava invano di dissuaderlo, di minimizzare l’accaduto perché, in fondo, bisogna tollerare…
No! Il suo cuore da patriota non glielo permetteva.
E allora visita città, conosce gente, fa amicizia, scambia opinioni, ma tra le righe delle sue lettere si scorge ancora l’amarezza di una patria per cui aveva speso tutta la sua giovane vita.
Sembra che niente possa fargli pensare ad altro finché un giorno il suo cuore apre le porte ad un’altra passione, una passione che coinvolge tutti i sensi, anzi li sconvolge.
Tra i tanti amici conosciuti c’è il signor T***, un ricco benestante, e le sue due figlie.
Lo invita a cena o al rinfresco. Un pomeriggio chi lo accoglie è la figlia maggiore: grande sorriso, capelli biondi, viso angelico, movenze eleganti.
Insomma: una favola, racconta al suo amico corrispondente.
Una fitta al cuore, un pugno allo stomaco, come lo si vuol chiamare lo si chiami, sta di fatto che ora ciò che aveva in mente era solo lei.
Lei che dipinge, lei che suona l’arpa, lei che canta.
Lei.
Adesso abitualmente frequentava la casa del signor T*** per lei.
Dopo giorni e giorni, la ragazza cominciava ad accorgersi di tante attenzioni e di tanti complimenti. Vedeva il giovane con occhi luccicanti da sognatore.
Ma come tutti i sogni, al momento del risveglio, anche quello svanì.
La bella Teresa era costretta in sposa al freddo, gelido Odoardo: uomo per bene, acculturato, sempre in tiro, sguardo fisso, senza paura, senza sconvolgimenti. Praticamente l’opposto del giovane patriota, sempre immerso in appassionati sentimenti, imprevedibile, ma vero e puro.
Jacopo è così com’è: semplicemente innamorato di Teresa e “semplicemente” deluso, affranto nel sapere il destino dell’amata. Ma nel suo cuore vi era la speranza alimentata dal fatto che la bella aveva trovato in lui un amico, e poi un amico speciale e alla fine l’amore, esploso con un bacio, pieno di illusione, ma simbolo d’amore vero.
Anche il cuore di Teresa era appassionato come quello di Jacopo. Ma lei piangeva e piangeva. Si disperava, non accettava la sorte assegnatale. E Jacopo soffriva e soffriva. I sensi di colpa non gli permettevano più di godere dell’amore. Non poteva sopportare di essere la causa dell’angoscia lacerante dell’amata.
E allora fugge, come sempre.
E’ fuggito allora e fugge adesso. La fuga lo allontana: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
La patria, l’amore… Cosa aveva fatto per meritarsi tutto questo? Cosa?
Si trascinava, ormai. Portava avanti di qua e di là, da una città a un’altra, il suo corpo come sacco vuoto.
Una vita breve, ma intensa, piena di sacrifici, delusione, sconfitte.
Ciò che gli rimanevano erano le lettere e il suo amico Lorenzo, che gli faceva da confidente e ascoltava con interesse i suoi racconti di viaggi.
Ma non sempre è stato così facile per Lorenzo.
Doveva prendere una decisione: dirglielo o non dirglielo. In quanto migliore amico aveva l’obbligo di riferirglielo, nonostante le tragiche conseguenze: Teresa era diventata la moglie dell’”incorruttibile” Odoardo.
…No! Grandi speranze infrante! Precario guadagnato equilibrio distrutto!
No! Non può essere… Era stato tradito due volte.
Cuore di nazione e cuore d’amore. Due fondamentali passioni che accenderebbero l’animo anche al più malefico, tutt’e due bruciate.
E torna a Venezia.
Ritrova la madre, l’amico Lorenzo.
Li saluta, li bacia, li abbraccia e in fretta fugge dalla vita.
Muore fuggendo.
La soluzione ai problemi la trovava sempre nella fuga, e adesso è fuggito per sempre.
Quale grande ricordo resterà…
Ricordo di un uomo incline al sentimento, un uomo col cuore aperto alle occasioni della vita, che non sono sempre idilliache. Cuore infranto, deluso.
Cuore amareggiato, come quello dell’autore che l’ha creato.


Povero Jacopo…a quanto pare il detto “in amore vince chi fugge” non è affatto vero!!!!!
Anzi bisogna sbattere contro i muri parecchie volte se si vuol ottenere qualcosa, affrontando tt le peripezie del mestiere…ma solo se si pensa che ne valga veramente la pena…altrimenti è meglio desistere…Cmq Foscolo mi è sempre stato simpatico!!!