gennaio 23rd, 2012 at 4:45pm
I’m wasting time.
I’m waiting for someone kind.
I’m loosing mind.
I’m still searching for nothing to find.
You’re such a fool, mirror.
You’re watching me.
You’re such a coward, mirror.
You’re hiding me.
Do I have to cover you by me?
Do I have to show you to me?
Or just do I have to hate you?
Like I’m doing with my reflection by you.
gennaio 17th, 2012 at 5:48am
Omologazione.
Sarebbe questa la parola d’ordine?
La chiave che apre ogni relazione umana?
Non dare nell’occhio,
Vestiti per bene.
Tagliati i capelli.
Lavati i denti.
Dì sempre buongiorno.
Saluta sempre alla sera.
Non metterti le dita nel naso.
Tagliati le unghie dei piedi.
Dì sempre grazie.
Dì sempre prego.
Chiedi permesso.
Non urlare.
Rifai il letto.
Non arrivare tardi.
Chiedi scusa se arrivi in ritardo.
Sorridi sempre.
Non piangere mai.
Sii te stesso, ma non troppo.
Buona omologata educazione?
dicembre 30th, 2011 at 5:47pm
Che io lo voglia o no, sto per fare una valigia.
Avrei voluto che fosse una di quelle di cartone, quelle che si usavano un tempo. Tipo quella di quei tizi che se ne andavano in giro per le strade con ai piedi scarponi e lacci fatti di spago, calzini bianchi, pantaloni al polpaccio marroni, camicia bianca, bretelle nere e un cappello di paglia. In mano avevano solo la valigia di cartone, segnata dal tempo e dai numerosi viaggi.
Fare la valigia è una così grande noia. E mette ansia.
Sì, perché quando credi di aver messo tutto, ma proprio tutto il necessario, devi riaprirla e riorganizzarla di nuovo, per colpa di quel calzino spaiato, trovato sotto una mutanda che usi solo in caso di emergenza.
Ho provato a scrivermi su un pezzo di carta cosa inserire, ma anche per scrivere c’è bisogno di ricordare.
E dove ho messo quel mini-attrezzo inutile in casa, ma utile per i viaggi?
E dove ho messo quel deodorante mini, campione omaggio di tremila anni fa, inodore?
E dove ho messo lo spazzolino mini, per lavarsi i denti a uno a uno?
E dove ho messo la mini-testa per perdere queste cose?
Chissà perché poi ci si ostina a comprare cose mini per viaggi enormi.
Poi però devi considerare il peso di quella valigia.
Perché non è che puoi portarti in giro una casa, no?
Devi fare una scelta. Devi decidere: non puoi comprare un camper per non fare una valigia!
E poi succede che tutto quello che vorresti in valigia è nella biancheria sporca. Bene, dovrai portarti quelle mutande d’emergenza. In fondo, anche questa è un’emergenza.
Ma alla fine, perché fare una valigia?
Non si può partire leggeri, liberi da oggetti e ingombri inutili?
Non si può intraprendere un viaggio senza il peso dei ricordi?
Non è possibile avventurarsi solo con la consapevolezza che all’arrivo cambierà sempre tutto?
C’è davvero bisogno di andare in giro caricandosi addosso il passato?
Che io lo voglia o no, però, sto per fare una valigia.
E’ la valigia del 2011.
Spero almeno che abbia le rotelle.
dicembre 22nd, 2011 at 9:26am
Mi hanno raccontato una fiaba.
Una di quelle con una morale. Scritta da chi voleva insegnare qualcosa a qualcuno.
Sarebbe una di quelle storie da leggere alle elementari, come compito a casa.
Da farne il riassunto e cercarne il significato. Magari facendosi aiutare dagli adulti.
Proprio quelli adulti che, leggendola, si dovrebbero rendere -tristemente- conto che il compito è stato assegnato soprattutto a loro.
Insomma mi hanno raccontato una fiaba che si intitola così
“I vestiti nuovi dell’Imperatore” di Hans Christian Andersen.
Me l’hanno riassunta in poche, semplici, ma essenziali parole.
Eccola:
C’era una volta un Imperatore. Era un uomo presuntuoso e pieno di sé, il cui unico desiderio era avere a portata di mano sempre nuovi, eleganti e sfarzosi vestiti da sfoggiare nelle lunghe passeggiate al regno.
Molti sudditi arrivavano in città per ammirarlo e congratularsi con lui.
Un giorno due stranieri riuscirono a farsi accogliere con la scusa di essere dei grandi tessitori e di aver portato al Re un dono eccezionale: un vestito talmente bello da possedere un potere per il quale solo le persone più intelligenti avrebbero potuto vederlo.
“Con questi potrei scoprire chi nel mio Regno è stupido e chi no! Si, sono proprio dei bei vestiti. Vi pagherò tanto, affinché me li cuciate addosso immediatamente!” esclamò il Re.
I due furbi tessitori, dunque, con un bel gruzzolo in tasca, cominciarono a tessere la tela vuota.
“Com’è possibile che non veda nulla? Son forse stupido per davvero?” pensò l’Imperatore.
Dal momento, però, che tutti nel Regno non facevano altro che meravigliarsi dei bei colori e della splendida stoffa, egli non poté dire la verità.
Così, a lavoro finito, il Re indossò il bellissimo e sfarzoso – e invisibile – vestito per sfoggiarlo al corteo.
“Le sta a pennello! E’ un vestito preziosissimo!”, gli dicevano in coro. Ed egli, inorgoglito, passeggiava a testa alta, mentre due suoi sudditi gli tenevano lo strascico vuoto.
Nessuno aveva il coraggio di dichiararsi stupido di fronte a tutta la città.
Tutti quindi si adeguarono alla bugia dell’altro.
Tutti tranne uno.
“Ma il Re è nudo!” esclamò un bambino.
La cosiddetta voce dell’innocenza.
Questo è quindi il vostro compito.
Trovate una morale e se non ci riuscite, chiedete aiuto ai bambini.
Dovrebbero essere loro a insegnarvi il coraggio della non-omologazione.
Per fortuna, ho ancora una parte bambina che mi rende burattinaia di me stessa.
Per sfortuna, ogni tanto quei fili sono invisibili.
Per me, purtroppo, il Re è ancora semi-nudo.
dicembre 21st, 2011 at 11:39am
A dog locked in a car in silent waiting.
A key locked in a car to close in a dog in silent waiting.
A car parked in a frozen street in silent waiting.
A street jammed in a chaotic city in silent waiting.
A city placed in a world in sadly silent waiting
For an eternal death
dicembre 13th, 2011 at 2:05pm
Potrebbe concludersi qui.
Nessun protagonista, nessuna principessa rinchiusa in una torre, nessun amore da sognare, nessun …e vissero per sempre felici e contenti.
C’era una volta.
Non si sa cosa sia. Si sa solo che una volta c’era.
Era forse una sensazione. Era forse il cosiddetto sesto senso, padrone dell’istinto.
C’era una volta.
Me l’hanno raccontata così.
Senza prologo. Senza svolgimento.
C’è solo un incipit di una fine.
C’era una volta.
Il tutto è lasciato all’immaginazione.
Il problema è che il tempo è coniugato al passato.
C’era una volta.
Non ora. Una volta esisteva, ma non adesso.
Ora non si sa cosa c’è.
C’era una volta.
Io non so se c’era per davvero.
C’era una volta.
C’è questa volta.
Ci sarà per sempre.
E’ questa la storia.
dicembre 7th, 2011 at 5:30am
Per tutta la vita hanno pensato che essere sregolati, ribelli e pazzi fosse sintomo di genialità.
Credevano che questo li avrebbe resi amabili, ammirabili.
Sarebbero stati gli unici Esseri in mezzo a centinaia di zombies capaci di sovvertire il sistema.
Oggi, invece, sono delle piccole, insignificanti e presuntuose carcasse di carne e grasso.
Senza alcuno scopo nella vita.
Senza alcun ideale.
Senza nessun seguace.
Pieni di illusioni, di ricordi, di orrori dentro le viscere.
Hanno provato a cambiare? Certo che no.
Quegli Esseri sono vigliacchi.
Si nutrono del loro stesso malessere.
Amano la commiserazione, la pena. Amano l’odio.
Vivono di essenziali gesti di spregio nei confronti di chi cerca di aiutarli.
Il rancore non permette loro di addormentarsi, eppure li tiene in vita.
La rabbia verso l’esterno è un piatto prelibato, gustato con voracità.
L’unica fame di cui si saziano è il pianto e la sofferenza di chi li circonda.
Nessun bavaglio a raccogliere le briciole. Niente va sprecato, perché il mondo è solo un grasso obeso maiale da divorare e poi sputare nel cesso.
Graffi, tagli, pugni, lividi: questo è il significato della vita per gli Esseri.
Quegli Esseri impegnati per l’eternità nel vano tentativo di ritornare cenere, quando l’anima ormai si è ridotta in fumo.
novembre 4th, 2011 at 6:56pm
Come quando cade la pioggia sulla pioggia.
Si concentra in cerchi concentrici circondando un centro.
Che poi si allontanano sempre,
quei cerchi.
Non rimangono mai lì attorno,
quei cerchi.
Si espandono.
E poi?
Si moltiplicano.
E poi?
Svaniscono, così.
Come quando cade una lacrima su una lacrima.
ottobre 27th, 2011 at 10:18am
Ho sempre pensato che avere una personalità ben definita sia più importante dell’essere conosciuta da tutti.
Dopo aver fatto esperienza con una persona la cui personalità è fatta di briciole di milioni di altre personalità, ho capito che averne una non è importante. L’importante è considerarla tale. Che poi tu ce l’abbia o meno, è un dettaglio che puoi nascondere, assumendo varie personalità di varie persone che ti passano accanto, rubando loro la caratteristica determinante della loro personalità, spacciandola per tua, fingendoti entusiasta di ogni opinione mai creata.
Unendo in un puzzle tutti i migliori pezzi di tutte le personalità che ti girano attorno man mano nella vita, è facile e ovvio che tu riesca a inorgoglirti di essere originale e sempre piena di idee.
Idee mai tue, mai frutto della fatica di un pensiero governato e prodotto dalla tua misera materia grigia.
Idee di cui tu cancelli il proprietario per firmarle con il tuo roteante, bombato, gigante, invadente, circoscritto e schifoso smisuratoegonome.
Preferisco nascondere la mia insignificante, piccola, poco originale, abitudinaria e vuota personalità dalla vista e dall’udito di tali ladri senza senno.
Almeno potrò avere qualcosa di mio da offrire al prossimo.
Anche se non ne vado totalmente e sempre fiera.
settembre 20th, 2011 at 4:46pm
1. Conserva sempre un pò di orgoglio: ti servirà per fingere autostima quando ce ne sarà bisogno.
2. Tieni chiusi gli occhi più tempo possibile: potrai così stupirti di ogni altra sensazione.
3. Custodisci le tue parole, salvale dalla polvere dell’ignoranza, lucidale quando ne sono sature e non risparmiarti mai di nutrirle.
4. Conquista te stessa: sarà difficile, umiliante e spesso crederai che non ne valga la pena, ma imparerai a essere elegante indossando le anime altrui.
5. Non censurare il cambiamento: i mutaforma sono esseri dall’infinita saggezza.
6. Abbi il coraggio di avere paura, di svoltare l’angolo e terrorizzarti di fronte a uno specchio che non ti riflette.
7. Studia le abitudini e poi impara a evitarle.
8. Infine, non essere normale: la follia è l’unico nodo che ti può legare alla ragione.